Ultima modifica: 15 novembre 2021

Eduscopio 2021

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Fonte: Il Messaggero 11 novembre 2021 * non presente nei primi 10 nell’ultima rilevazione


Farà piacere un bel mazzo di rose e anche il rumore che fa il cellophane: scorrendo i risultati dell’indagine Eduscopio della Fondazione Agnelli si è avvolti, forse, dal rumore che fa il cellophane ma, di rose, nonostante i complimenti di tanti, neanche il profumo.

Fa senz’altro piacere, messo da parte per un momento il Bartali di Paolo Conte, che gli alunni del nostro Liceo Classico e Scientifico, diplomatisi dal 2015 al 2017, si collochino rispettivamente al terzo e al sesto posto del ranking cittadino: come i pastori del presepe, venivano da oscure posizioni lontane.

Sono riusciti a superare un bel po’ di ostacoli che l’universo scuola degli ultimi trent’ anni ha posto e pone agli studenti di oggi con pervicace ripetitività:  progetti extracurriculari (ma le materie del curricolo non sono sufficienti?), lo spostamento dell’asse della didattica verso attività improbabili come uscite sul territorio, corsi di democrazia, di inclusione, di educazione alla cittadinanza, Raccomandazioni europee che insistono prepotentemente sulle competenze che hanno sostituito le conoscenze; il senso è che non importa quello che sai, ma solo quello che sai di spendibile; non importa più il sapere puro, bello di suo, ma il saper fare.

E’ difficile immaginare di migliorare se la scuola, per motivi a tratti incomprensibili, postula l’abbassamento progressivo dell’asticella del sapere   con l’obiettivo dichiarato di favorire il successo formativo: lo spostamento ufficiale del problema in avanti, oggi, riveste carattere di ufficialità.

Ma la cultura non si nutre di parole fumose che scimmiottano mode o metodologie improponibili: la vera scuola si basa su competizione, eccellenza, selezione, distinzione, primato, volontà, ricerca, inclusione; e ai meritevoli va necessariamente fornito un aiuto, altrimenti la scuola cessa di essere quell’ascensore sociale che è anche  sua funzione.

La scuola che ho sempre immaginato è un modello di scuola tremendamente semplice in cui il docente insegna, e deve saperlo fare, coinvolgendo i ragazzi: questi ultimi studiano. Il resto è contorno, cornice, margine, orlo, hobby; insomma… altro.

Solo studiando ci si abitua a pensare, a immaginare quel che la superficie nasconde, a entrare nel mondo delle idee che hanno alla base l’intuizione, certo, ma necessariamente la meditazione, figliata dalla concentrazione.

Ma anche là dove la meditazione è rimasta come pratica tramandata, si tratta per lo più di meditazione pensata, tecnica psichica, esercizio di elaborazione di immagini mentali per raggiungere un qualche stato interiore desiderato. Un rapporto immediato, totale, assorto e vigile con se stessi non viene proposto come pratica dalla nostra cultura filosofica e religiosa, ma viene abbandonato al sortilegio dell’attimo. Penso si tratti di una delle non molte speranze che visitano oggi il nostro presente.

Lo studio, diceva in un’intervista il Dalai Lama, è come la luce che illumina la tenebra dell’ignoranza, e la conoscenza che ne risulta è il supremo possesso, perché non potrà esserci tolto neanche dal più abile dei ladri. Studiare, quindi, vuol dire conoscere, maturare: solo facendo proprio questo paradigma, con serena convinzione, i ragazzi imparano ad autodisciplinarsi e silenziosamente e, in profondità, a portare a compimento il loro personalissimo percorso.

E sapere è anche capacità di ascolto, presupposto di ogni dialogo autentico, compreso quello con se stessi, capacità intesa, in classe, come piena partecipazione e non solo come passiva ricezione, come nutrimento dello spirito.

Non è per niente facile, anche perché da secoli la nostra cultura ha imboccato la strada di considerare parola e ascolto come antitetici nemici, vassalli rispettivamente dell’essere e del non essere, senza elaborare un’educazione che sia vigile nell’ascolto, metafora assoluta dell’abitacolo e metonimia dell’intera persona umana.

Certo, verrebbe da chiedersi come il Convitto si sarebbe classificato se anche gli studenti del Liceo Internazionale o del Liceo Classico Europeo (le cui prove INVALSI, da almeno un lustro sono assolutamente eccellenti), fossero stati inseriti nell’indagine della Fondazione Agnelli ma…

Rimane la certezza granitica, che, nonostante tutto, non ci si possa accontentare solo del cellophane, benché abbia fatto un po’ di rumore…!

Il rettore