Ultima modifica: 29 agosto 2020

Inizio anno scolastico al Convitto

Alle Famiglie

 

Cari Genitori, Gentilissime Famiglie,

 

oramai prossimi all’apertura del nuovo anno scolastico, al termine delle vacanze che mi auguro abbiate fatto, almeno voi,  dopo lunghi mesi di anomala  cattività, desidero rassicurarvi che il Convitto, come nel suo stile , ha operato costantemente nella consueta discrezione per garantire la continuità  e il profilo dell’ offerta formativa che avete scelto e mostrato di apprezzare negli anni.

Sono stati necessari lavori per mettere in sicurezza alcune aule, sono stati acquistati e, richiesti banchi monoposto   all’USR Lazio e al M.I., così come indicato dal Direttore Generale e, anche con un ultimissimo monitoraggio,  è stato comunicato il fabbisogno di 12 aule in spazi alternativi, a oggi non ancora concesse.

            Pur con i dovuti e necessari adattamenti, nel rispetto del distanziamento di un metro tra le rime buccali, a prescindere dalle deroghe previste dal CTS nel verbale del 12 agosto u.s.,     la didattica in presenza potrà riprendere così come il semiconvitto e il convitto, ovvero quella dimensione di residenzialità che, come noto, è la cifra caratterizzante questo Istituto, a prescindere da quanto assegnatoci.

Certo ci saranno, per il periodo interessato dal contagio, inevitabili cambiamenti logistici e modificati assetti organizzativi oltremodo perentori che condividerò con i Vostri rappresentanti in riunioni già programmate o in fase di programmazione che si svolgeranno, in presenza, a partire dal 2 settembre in Aula Magna. Sarà occasione, segnatamente necessaria, per rivedervi (ancorché in parte) e per condividere – e in qualche caso, dove possibile, conoscere i desideri della maggioranza –  alcune novità riguardanti la dislocazione delle classi, il servizio della mensa, l’uso degli spazi comuni, l’adozione di specifiche misure anti – contagio, la possibilità della Didattica digitale integrata e/o di eventuali turni pomeridiani in presenza per alcune classi del triennio dei licei.

 Si profila, come insegna Thomas Khun, un cambiamento di paradigma che, sebbene non abbia la portata rivoluzionaria di quello copernicano, va conosciuto e condiviso. Il nuovo paradigma, infatti, dettato dalla situazione emergenziale, è necessario comprenderlo, condividerlo per poi realizzarlo se non si vuole subirlo.

Chi avrebbe voglia di cambiare nulla se, a un certo punto, non diventasse necessario? E tuttavia, è legittimo chiedersi se il nuovo scenario non sia l’occasione per interrogare le coscienze sull’utilità e il vantaggio di abitudini e prassi ormai inveterate; per imparare a comprendere che il cambiamento sta nel dinamismo dell’esistenza; per addestrarsi perché il nuovo non disorienti ma sia affrontato con opportuna resilienza.

Appare, dunque, ovvia e legittima la difficoltà o, piuttosto, una certa riluttanza a immaginare qualunque limitazione che turbi la dinamicità di inveterate consuetudini, a volte, se vogliamo, non propriamente nobilissime: penso ai ritardi, alle eccessive uscite anticipate, all’irritualità di certe richieste, al mancato rispetto del ruolo e della funzione del personale da parte di giovani e non giovani…

Limitazioni dettate unicamente da motivi di sicurezza che, sono certo, non potranno non essere condivise nell’unico, primario interesse della comunità educante tutta, la cui salute va tutelata, a parte i personali profili di responsabilità, in ogni frangente.

In questo, il Vostro aiuto appare fondamentale e insostituibile.

In realtà, una situazione sanitaria più generale, che sembra oggi in peggioramento, non può che essere valutata dai medici e dagli epidemiologi: una vera e massima sicurezza potrebbe essere assicurata verosimilmente solo da misure (spazi, distanziamenti, maggiore igiene, controlli medici, aumento rilevantissimo dei mezzi di trasporto, di personale ecc.) di fatto attuabili in tempi non così ristretti e, soprattutto, dalla corretta comprensione di una dimensione olistica e sistemica che coinvolge più attori. Non basta, in altre parole, scrivere dei protocolli di sicurezza, modificare regolamenti, aggiornare aspetti didattici sulla carta: è indispensabile interiorizzarli,  attuarli concretamente e farli rispettare. Una piccola Prussia ai tempi di Guglielmo II? Certamente no. Ma quasi.

Ma il nuovo paradigma è anche – e sostanzialmente – didattico, pedagogico, umano, relazionale, organizzativo e, in un’ultima istanza, culturale e antropologico: come fare per frenare l’entusiasmo e l’affetto dei nostri piccoli senza che ne soffrano  e spiegare loro che  tutto ciò non significa non volersi bene? Con quali strumenti combattere la spersonalizzazione causata dall’uso delle mascherine (normale lavorare per evitare che vengano portate per 8-9 ore…)  che impediscono la ricchezza della comunicazione non verbale ? Quali giochi da fermo inventare per non mortificare la loro vivacità e la conseguente necessità di moto  e, soprattutto, non  svilire la dimensione corporea della crescita? Come proporre le varie educazioni in un contesto così deprivato che  non valorizza i diversi linguaggi espressivi, tutti importanti e da coltivare? Come evitare l’indispensabile carezza (e qui mi fermo), dopo un sorriso, tra teen agers, ansiosi di complici, ulteriori intese?

In questo momento non si può sapere con certezza come evolverà la situazione. È tuttavia doveroso, pur nella provvisorietà attuale, fare ipotesi plausibili, poiché l’attesa inerte, oltre a non portare nessuna chiarezza, genera solo ansia e inquietudine  anche se, mai come adesso, è importante saper ascoltare, osservare e agire con cautela e prudenza.

Così come le chiacchiere, il catastrofismo, la sete (troppo spesso insaziabile) di protagonismo di qualcuno a tutti i costi: sarebbe bene fare proprio un motto di O. Wilde, rivisitato al contrario: nel bene o nel male, basta che  NON ( n.d.s.) se ne parli

 E’ per questo che, come sempre, ho aspettato a dare forma scritta ai miei pensieri: volevo esser solo esser certo di avere qualcosa di veramente concreto e propositivo da comunicare, dopo averlo condiviso con i miei collaboratori, il RSPP e il Medico competente.

In conclusione, non vi nascondo che la complessità risiede soprattutto in aspetti connessi con la gestione del personale, in alcuni casi da inventare e, nello specifico, dei cosiddetti lavoratori fragili per i quali siamo in attesa di indicazioni dal Ministero dell’Istruzione, nonché nell’aiuto dei genitori: e per aiuto intendo anche non pretendere, in un periodo di così particolare straordinarietà, deroghe di alcun tipo oltre quelle previste.

Tuttavia, la complessità e la problematicità non vanno confuse con la difficoltà. Esse, infatti, sono insite nella condizione umana e stimolano la crescita e il miglioramento continui. Complessità e problematicità, sono, altresì,  caratteristiche precipue delle organizzazioni scolastiche: ne rappresentano la vulnerabilità ma anche la grande e ancora sottostimata potenzialità. D’altronde, come sosteneva Popper, tutta la vita è risolvere problemi (e non era mai stato al Convitto!).  Ma aggiungeva il filosofo, e io con lui, che il futuro è decisamente aperto. Esso dipende da noi… da quello che noi e molte altre persone facciamo e faremo: oggi noi, domani i nostri ragazzi, che qui dobbiamo formare.

E’ con questo messaggio di ottimismo che mi piace adesso concludere rimandando alle news, alle circolari e alle sezioni dedicate del sito web  i successivi passi che ci accompagneranno fino (Dio lo voglia) al 14 settembre e oltre.

Il rettore