Ultima modifica: 1 aprile 2021

Pasqua, pensando agli alunni

Vivremo anche Pasqua in modo inconsueto: nella convinzione che questa festività rinnovi in tutti fiducia, gioia e speranza, risulta difficile, al contempo, non pensare a storie spezzate, affetti strappati, spesso all’improvviso.

La sofferenza è ancora parte di noi così come una forzata solitudine che stride più che mai con l’idea di festa, tradizionalmente   condivisa.

Forse anche per voi il ritorno a scuola avrà un significato un po’ più profondo del solito: allontanato ogni tentativo di autocommiserazione, come Ulisse alla fine della sua ricerca, preparate il vostro νόστος rispondendo alle proposte didattiche, inevitabilmente a distanza, in massima parte con lo stesso entusiasmo, l’impegno, la vivace ricerca di soluzioni di sempre.

Di più: la vostra presenza e la vostra collaborazione ha permesso a molti di noi, inevitabilmente attempatelli, di colmare gap digitali e di vincere atavici pregiudizi;  anche se più veloci, ci avete saputo aspettare, come Giovanni attende Pietro nel  passo che recita  Chinatosi, vide le bende per terra, ma non entrò (Gv 20, 5).

Abbiamo un debito nei vostri riguardi che non potrà essere dimenticato.

Comprendo bene il senso di privazione e lo spirito resiliente dei più: ma Pasqua è soprattutto un momento di rinascita e ricchezza interiore, speranza e volontà di vita.

Nello sforzo contemplativo, unica risorsa possibile nella stasi di una gestazione complessa di un futuro migliore, dimoriamo in attesa: interiormente rinnovati, potrete affrontare negotia meno futili ed aleatori, più densi di significato e rispetto reciproco nell’ aiuola che ci fa tanto feroci: è la contemplazione e la consapevolezza di sapersi portatori di una profezia post eventum, che fa ben comprendere il Non è qui. È risorto (Mt 28, 6), segno ideale di fratellanza dello spirito, che ci spinge a dire l’un l’altro  Resta con noi (Lc 24, 29) e rende April…the cruellest month, un po’ meno spietato.

E’ questo il mio augurio.

Il rettore