Ultima modifica: 20 dicembre 2021

Verso la fine del 2021- Gli auguri del Rettore

Verso la fine del 2021

 

Si avvicina il Natale. Ne siamo in buona parte ancora coinvolti al punto che, in un’epoca di diffusa indifferenza, ne richiamiamo valori e valenze, il mistero che affascina o, almeno, la grande forza evocatrice che porta lontano. Smarriti i fervori dell’infanzia, l’accorato rimpianto di visioni di madri con gli occhi buoni, tra cappelletti e muschio, il Natale, scriveva Enzo Biagi, ha per tutti il profumo di vaniglia e di cera.

Mai come in questo periodo i vecchi   incontrano   giovani rampanti, ansiosi di prendere il loro posto: è così da sempre. In gioventù mi colpivano di più i vecchi perché, col disincanto dell’esperienza, pensavano non ci fosse proprio nulla che non fosse già accaduto e non c’era veramente niente capace di stupirli, che era necessario avere la costanza dei contadini che sanno aspettare le stagioni e i frutti maturi perché nessuno può interpretare a lungo la parte del simbolo.

Studiando, si è radicata in me la loro convinzione: gli antichi Greci avevano già scritto ciò che era e che sarebbe stato. L’attesa, infatti, avrebbe dovuto essere senza speranza: wait without  hope for hope would be hope for the wrong thing, rifletteva T. S. Eliot in EastCoker e perfino Dante, sebbene in Paradiso, accettava i rimbrotti di San Giovanni: Perché t’abbagli per veder cosa che qui non ha loco…?

Certo è difficile; il presente offre tante possibilità: sembra che quasi nulla sia proibito e nessuno faccia più caso a tante cose; neanche all’ influencer, ritratto su una rivista tedesca, nei panni di una Madonna trans; all’ennesimo, triste episodio di cronaca di una megalopoli senz’anima; a un  Babbo Natale che, in uno spot norvegese,  abbandona renne e regali per trascorrere la notte stellata  con il suo amico; a giochi pericolosi proposti dal web le cui insidie non sono mai, purtroppo, ben note a tutti.

I ragazzi, una volta stanchi dell’ultimo eccesso, in attesa del nuovissimo che il web, senza interruzione, proporrà, sembrano nutrire una struggente curiosità per una stagione che non hanno mai conosciuto: il vuoto del presente, i troppi discorsi sull’avvenire li spingono, inevitabilmente, verso altrui memorie, alla disperata ricerca di senso e significato.

Una di queste, forse, potrebbe essere il Natale: è importante spiegar loro che l’Avvento è attesa che non si può tradire; che Natale non è un periodo o una stagionalità, ma uno stato della mente che deve aiutare ad essere amici, a comprendere quanto importante sia riuscire ad accettarsi, che è necessario aiutarsi perché si può essere in tanti e, allo stesso tempo, soli.

E forse che c’è un modo per essere felici anche rinunciando, comprendendo che la sconfitta non è un’onta ma può essere una liberazione rivelatrice. Vengono in mente le parole del senatore Mc Cain, sconfitto nella corsa alla casa bianca: … il solo fatto che Obama abbia vinto basta a guadagnargli il mio rispetto, per la sua abilità e la sua perseveranza… è qualcosa che ammiro profondamente e che mi spinge a elogiarlo per esservi riuscito.   

Certo, essere perdenti non fa mai piacere, ma dipende soltanto dalla propria percezione dell’esistenza: può essere tutto ridotto a una competizione?

E’ quindi fondamentale, per tutti, non subire l’autoinganno di un dato dispercettivo della realtà che, invece, concretamente reale, può risultare a volte di una distruttività prodigiosa e di una delusione straripante, prima inimmaginabile. Tuttavia, la realtà non diventa reale, dura e cruda in questo o quel momento: è sempre stata reale e immutabile, fin dall’inizio, ma solo subendola se ne percepisce l’esatta portata. Se indipendenti dalla nostra volontà se ne subiscono gli effetti; inutile recriminare o cercare giustificazioni altrimenti.

Avvento, quindi, sintesi tra passato e futuro, ricordi e progetti, antidoto a una malinconia che non ha motivo di esistere, poiché nasce quando non si può volere, quando non si sa e non si vuol sapere ciò che si vuole: è il ricordo, in fondo, che ha bisogno della malinconia per avere tutto il suo profumo, non il futuro.

Un futuro che è vita: è il mio augurio.

Il rettore